Breve storia della lavorazione a lume

    · July 30, 2020 · Senza categoria · 0 comments

    La lavorazione a lume è quella tecnica nella quale si utilizza la fiamma di un cannello per fondere
    il vetro e creare oggetti, sculture o perle di vetro.
    Si identifica come seconda lavorazione del vetro in quanto il vetro che si utilizza è già formato
    in bacchette che vengono prodotte in fornace e poi fuse in un secondo momento.
    La lavorazione che si fa oggi è molto simile a quella che veniva fatta nei secoli passati. Anche se
    oggi alcuni strumenti sono molto migliorati, soprattutto il cannello, le basi rimangono le stesse e
    gli attrezzi che si usano, gli stessi semplici strumenti che si usavano in passato: coltelli, pinze,
    forbici e aghi metallici su cui si costruiscono le perle.
    Sono molti i luoghi nel mondo in cui tradizionalmente si lavora il vetro, quello che cambia da luogo
    a luogo è il tipo di vetro che viene utilizzato che è ,appunto, caratteristico di ogni posto. Ciò che
    identifica il vetro di Murano e che lo ha reso famoso come vetro artistico è il fatto che sia un vetro
    morbido, ovvero un vetro che fonde a temperature basse, se comparto ad altri tipi di vetro, e che si
    raffredda lentamente, lasciando quindi il tempo di essere modellato a mano.
    Le temperature di lavorazione del vetro vanno dai 720° (temperatura di rammollimento) ai
    1000/1100° (temperatura di goccia). Una volta che la temperatura scende sotto i 600° il vetro è
    troppo duro per essere lavorato e deve iniziare la fase di raffreddamento. Una delle caratteristiche
    principali di questo tipo di vetro è che è estremamente sensibile agli sbalzi di temperatura. Il
    controllo di essa è fondamentale durante ogni fase della lavorazione. E anche alla fine, durante il
    raffreddamento, le temperature vanno gestite nella maniera appropriata. Il vetro va fatto
    raffreddare il più lentamente possibile, specialmente nell’intervallo tra i 450° e i 300° momento in
    cui si creano le tensioni che potrebbero portare alla rottura del pezzo. Ecco perché al termine
    della lavorazione l’oggetto creato dovrebbe essere messo all’interno di un forno, chiamato muffola, che ne gestisce il raffreddamento.
    A volte oggetti di piccole dimensioni o che non contengono eccessive tensioni, possono essere
    fatti raffreddare all’aria. Ciò però non può essere fatto con le perle che hanno sempre al loro
    interno lo stress derivante dal foro e dall’ago su cui sono fatte e che vanno quindi sempre
    raffreddate all’interno di un materiale refrattario. Oggi, come un tempo, il materiale refrattario
    preferito dalle perdere è il faivo (cenere di legno e canneto) che un tempo veniva recuperata
    negli squeri veneziani.


    Breve storia
    La lavorazione a lume è una delle tecniche più antiche che abbiamo per la lavorazione del vetro.
    Il nome deriva dal fatto che le prime fiamme da lavoro erano ricavate proprio da un lume, una
    lucerna, alimentata a olio o grasso e ravvivata dal soffio di un mantice.
    Non tutti sanno che la produzione di perle di vetro è tra le più antiche documentate a Venezia.
    Sappiamo infatti che già intorno al 1300 le perle di vetro erano commercializzate dai mercanti
    della Serenissima con l’oriente, spesso furbescamente vendute come pietre preziose. Una delle
    prime caratteristiche che rese infatti famoso il vetro di Murano nel mondo era la vasta gamma di
    colori che si era riusciti a sviluppare, trasparenti e brillanti, ricercati proprio per imitare i colori di
    pietre preziose e semi-preziose. Ad oggi testimonianza di ciò è rimasta nei nomi che i diversi
    colori
    hanno mantenuto che sono, appunto, gli stessi nomi delle pietre preziose a cui sono ispirati:
    topazio, rubino, smeraldo,ametista,turchese, ecc..
    Lo sviluppo maggiore dell’arte della lavorazione a lume e delle perle di vetro si è avuto dal 1500 in
    poi quando, sulla spinta dell’età coloniale e l’apertura di nuovi mercati, la lavorazione di canna
    massiccia per la produzione di perle ha visto nascere un fiorente mercato. Le perle di vetro
    veneziane sono state letteralmente esportate ovunque nel mondo. Spesso usate come merce di
    scambio con le popolazioni autoctone nei diversi continenti e hanno inoltre aiutato a mantenere
    viva l’industria del vetro a Murano ogni volta che la produzione artistica del vetro in fornace subiva
    un arresto, mantenendo le fornaci attive per continuare la produzione di canna di vetro da
    utilizzare per la produzione di perle.
    La lavorazione a lume ha subito un notevole miglioramento tecnico dopo il 1840 quando venne
    introdotto l’uso di un lume a gas e non più a grasso. I vantaggi furono notevoli: da luoghi di lavoro
    più salubri a una fiamma più pulita che permetteva di mantenere i colori più brillanti. Inoltre la
    fiamma alimentata a gas permetteva una regolazione migliore della stessa, secondo i bisogni di
    produzione, risultando notevolmente più economica.
    Proprio come per la lavorazione in fornace, anche la lavorazione a lume inizialmente era legata ai
    rapporti famigliari. Se il capofamiglia era occupato nell’industria vetraria, tutti i membri della
    famiglia lo erano. Alle donne erano relegate le ultime fasi della lavorazione: la finitura e
    l’imballaggio dei pezzi di fornace o l’infilatura delle perle. Inizialmente solo alle vedove e orfane di
    vetrai era consentita la lavorazione attiva del vetro. Più tardi quando la richiesta di perle subì un
    notevole incremento,la lavorazione delle perle di vetro a lume diventò una pratica diffusa dalle
    donne anche a domicilio o in piccoli laboratori e la figura della perlera divenne, a Venezia e
    Murano, comune e caratteristica come quella dell’impiraressa ( donna impiegata nell’infilatura
    delle perle, attività spesso svolta a casa, inserita nella vita domestica delle donne).
    Dopo la chiusura delle corporazioni, all’inizio dell’800, l’industria delle perle è quella che riesce a
    resistere meglio tanto da arrivare ai primi del 900 con la costituzione della Società Veneziana
    per l’industria delle Conterie, che si stima avesse oltre 4000 dipendenti(tra la fabbrica e i vari
    piccoli laboratori casalinghi) tutti impiegati nella produzioni di perle.
    Dopo le guerre mondiali tutto il sistema economico mondiale era in crisi e da questa non furono
    risparmiate le attività di produzione del vetro. Le conterie chiusero definitivamente nei primi anni
    ’80 e la lavorazione a lume e delle perle è continuata soprattutto grazie ai piccoli laboratori, che in
    questo campo, a tutt’oggi , sono la forma che è rimasta più diffusa a Murano.

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